Temporanea chiusura del blog

 

 

 

 

 

Non riesco più ad aggiornare questo blog. Per notizie e informazioni sulle donne c’è il blog collettivo: womanjournal.wordpress.com

Cose che non vogliamo più sopportare

Per la prima volta a “Vieni via con me”, la trasmissione su Rai Tre condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano si parla della condizione delle donne italiane. Il tema è stato preso in considerazione dopo numerose proteste arrivate alla redazione per la scarsa partecipazione di ospiti donne al programma (3 su 30).

Elenco delle cose che le donne non vogliono mai più sopportare di Arabella Soroldoni

Avere paura di  uscire quando cala il buio
Avere paura di uscire con il cane quando fuori non c’è nessuno
Avere paura di un marito geloso
Essere picchiata da un marito geloso
Essere uccisa da un marito geloso
Non poter indossare un abito corto sui mezzi pubblici
Essere molestata in metropolitana
Sentir dire che si è state molestate perché si indossava un abito corto
Essere licenziata perché si vuole avere un figlio
Non trovare lavoro perché si è brutte
Non trovare lavoro perché si è troppo giovani
Non trovare lavoro perché si è troppo vecchie
Avere paura di non essere più accettata perché arrivano le rughe sul viso
Essere presa in giro perché si piange davanti a un film
Essere stuprata, molestata, insultata
Vedere le donne rappresentate costantemente come veline o come escort
Essere considerata intelligente quindi pericolosa
Essere considerata bella, quindi stupida

Se siamo nervose, impaurite incazzate è anche perché tutti i giorni o quasi abbiamo di questi pensieri…

Il video

Aggiornamento: Ho provato a contattare Arabella che però sembra voler essere lasciata in pace e dice anche di aver ricevuto commenti poco carini e fastidiosi su Facebook dopo la puntata. Capisco la sua volontà di nascondersi dopo aver ottenuto tanta visibilità e la ringrazio per questo elenco che racconta meglio di qualsiasi articolo di giornale e inchiesta quale sia ancora oggi la condizione della donna in Italia.

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Rosa Oliva, grazie a lei le donne poterono accedere alle carriere pubbliche

di Antonella Appiano da Job24

Un’apripista. Una donna che non si è arresa e ha lottato per ottenere ciò che le spettava. E lottò per tutte le italiane, le madri delle venti-trentenni di oggi. Fu proprio grazie a lei che il 13 maggio 1960 la Corte Costituzionale abolì le discriminazioni di genere nelle carriere pubbliche con la sentenza n.33. Solo da allora le laureate italiane cominciarono a entrare in prefettura e diplomazia. Continua a leggere

Aspettare stanca la onlus fondata da Oliva per promuovere la presenza femminile in politica e nei luoghi decisionali.

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QUASI EUROPA/Arrivederci Italia: Stefano Bonetti, cittadinanza italiana e svedese

“Un aspetto con cui mi sarebbe impossibile convivere in Italia è il generale senso della gerarchia, una cosa insopportabile. Mi stava già stretto prima, e dopo più di sei anni in Svezia, mi sarebbe praticamente impossibile resistere”. Stefano Bonetti ha 28 anni, è originario di Milano, dove ha studiato al Politecnico ed è dottorando in fisica al The Royal Institute of Technology di Stoccolma (nella foto). È arrivato in Svezia con l’erasmus e lì è rimasto. Dell’Italia proprio non sopporta il rispetto ossequioso dell’autorità e l’assenza di politiche a sostegno delle nuove generazioni.

Che cosa manca in Italia e di cosa hai nostalgia?
Bisogna creare le condizioni perché appena finiti gli studi si possa vivere in maniera indipendente e con un lavoro dignitoso. Penso che se molti con i miei anni, o anche più giovani, iniziassero a dover affrontare le difficoltà pratiche della vita in maniera indipendente, diventando coscienti delle proprie capacità e allo stesso tempo senza aver bisogno di contare i centesimi per arrivare alla fine del mese, molte cose cambierebbero automaticamente. Ma forse è proprio qui il punto: se la gente iniziasse ad essere cosciente che quando si protesta non è così difficile cambiare la situazione, questo governo scomparirebbe. L’attuale governo ha creato un precariato di massa e con le sue politiche “liberali”fa in modo che un giovane su tre sotto i trent’anni sia senza lavoro. Un mio amico americano che vive in California mi ha detto: “se la disoccupazione giovanile fosse così alta qui, sarebbe la guerra civile”.
In Italia ho lasciato una bella famiglia che ha sempre accettato con grande comprensione tutte le mie scelte, e degli amici fantastici, ma grazie alla tecnologia, riesco a non perdere i contatti con loro.

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La Cgil dietro “giovani disposti a tutto”

Non più. Queste le parole comparse sui manifesti affissi nelle principali città italiane dedicati ai “giovani disposti a tutto“. Responsabile dell’efficace campagna d’informazione dedicata ai giovani, che pur di entrare nel mercato del lavoro sono disposti a lavorare gratis, subire umiliazioni e continuare a farsi mantenere dai propri genitori, è la Cgil. Con lo slogan “Ora basta” il sindacato convoca per sabato 27 novembre una manifestazione a Roma, “Perché ciascuno da solo non si salva, per trasformare la rabbia in cose molto concrete, cose migliori di quelle che vediamo e che viviamo”. Su Facebook gli iscritti al gruppo “Giovani disposti a tutto” sono più di 8mila.

Basterà l’ennesimo raduno per acquistare credibilità agli occhi dei giovani italiani disillusi, tra gli altri anche dal sindacato?

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