Altro delitto passionale: lui uccide lei e poi, si ammazza. Ma che cosa significa poi “passionale”?
Era una storia d’amore, ormai finita, in cui lei accetta di incontrare quello che è già il suo ex, ma lui, la uccide, con una scarica di colpi alla testa. Succede in provincia di Cremona (nella foto la scena del delitto, da Corriere.it) lui a 28 anni, lei ne ha 20, stavano insieme da 5, quindi da che lei aveva 15 anni e lui già 23.
La ammazza e poi scrive un biglietto “Solo così possiamo stare insieme”. Sembra una frase “fatta”, suona un po’ costruita. Ormai questi omicidi che ammazzano le proprie ex sanno perfettamente perché lo fanno e lo sanno anche comunicare con le giuste parole. Chiama il fratello per dirgli: “Vieni a vedere che bello spettacolo davanti al cimitero” e poi, si spara.
Il fratello intuisce subito tutto e avvisa i Carabinieri. Quindi quella follia omicida era prevedibile? Si annidava nei discorsi, magari anche nelle battute tra pari, quando si parla di donne come di meri oggetti di desiderio?
Le amiche della ragazza accorrono e commentano “Non doveva accettare di incontrarlo, non doveva…”. Quindi tutti sapevano che il loro amore era malato, che lui era geloso, possessivo, che la perseguitava, che non si dava pace della rottura. Una ragazza di 15 anni con un ragazzo di 23, che tipo di rapporto era? Ma la ragazza non aveva fatto nessuna denuncia, le amiche probabilmente si erano limitate a qualche consiglio, e a coprire il tutto il frastuono di una cultura misogena e maschilista che continua a considerare la donna prima di tutto “femmina”, oggetto di desiderio, e a sfruttarla (e alcune si fanno ancora sfruttare…).