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Giovani disposti a tutto: chi c’è dietro? Su Rep le proposte di “lavoro”

È attivo da qualche giorno il sito Giovani disposti a tutto, parodia della condizione lavorativa che sperimentano molti ragazzi e ragazze. Il mondo del lavoro a chi ha 20-30 anni, magari laureato e con un master molte volte non riesce a offrire più di uno stage non retribuito o un lavoro in nero. Repubblica ha deciso di raccogliere le loro storie. Sono già più di 300 i commenti arrivati sul sito.

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A Bruxelles per pochi mesi o per sempre

Vicino ad Avenue Louise, ambientazione “spiaggia” per un’estate (non troppo calda) in città.

Place Chatelain, a sud della città, è un quartiere residenziale, vicino ad una delle più frequentate vie dello shopping, Avenue Louise. Qui un monolocale o studio può costare anche 600 – 700 euro al mese, troppi per uno stagiaire che guadagna al massimo 1000 euro. In questa piazzetta, il mercoledì gli stagisti della Commissione europea e gli expatriates – la numerosa comunità internazionale che risiede a Bruxelles – si ritrova per bere e mangiare qualcosa, dalle bancarelle della piazza che offrono assaggi a pochi euro.

Per gli intern della Commissione europea è l’ultima settimana. Hanno iniziato cinque mesi fa. Per loro queste sono le ultime birre, anche se molti torneranno per un lavoro in questa città.

Bregt Kippers ha 24 anni, un master in Storia e affari europei a Leuven, è belga e sta finendo il suo stage, che considera un’esperienza importante: “Non sapevo bene che cosa aspettarmi dal lavoro in Commissione. Il mio interesse principale sono le politiche dell’Unione e volevo fare esperienza, quindi, la scelta logica era la Commissione. Nella Direzione Generale Budget dove mi trovo, mi sono occupato di politiche esterne a supporto di Paesi terzi dell’Unione. Il mio lavoro è stato fare ricerca, partecipare a convegni e tavole rotonde e scrivere relazioni”. Bregt, si è già assicurato un posto al Ministero degli affari esteri, superando un concour in cinque fasi, e per due anni sarà uno stagiaire (pagato) presso il Ministero. È il primo gradino per intraprendere la carriera diplomatica, spiega.

Sebastian Hartmann, 28 anni è tedesco di Manneheim. È ricercatore in scienza politica e lo stage ha significato “cogliere un’occasione e prendersi una pausa”. Nella DG Ricerche ha lavorato editando alcune pubblicazioni: “Mi aspettavo di fare qualcosa di stimolante, challenging. È stata una parentesi piacevole. Sono diventato dipendente da questa città, dal suo spirito internazionale, vorrei tornarci”. Anche Stefàno, 27 anni, tedesco di Stoccarda, dopo lo stage in Commissione vorrebbe fermarsi in città: “Vorrei lavorare per una lobby, pagano bene e sarebbe un lavoro più creativo. Si tratterebbe di rappresentare un’opinione, un lavoro meno amministrativo di quello della Commissione”.

La birra scorre e nemmeno la pioggia rovina la serata: uno scroscio improvviso si rovescia sulla piazzetta. Il tempo è molto variabile: sole, pioggia, vento, sole. Lo sa bene Karola, italiana che da tre anni vive a Bruxelles. Tira fuori l’ombrello che non lascia mai a casa e la serata può continuare.

Pubblicato anche su futura.to.it, la testata del master in giornalismo dell’Università di Torino.

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