Posted on 22 October 2010

QUASI EUROPA/Arrivederci Italia: Paolo Soldano

“Ho lasciato l’Italia per curiosità, voglia di andare all’estero e di mettermi in gioco. Certo, ha influito anche la situazione del mercato del lavoro, non tanto per le possibilità in sè, quanto per le enormi difficoltà pratiche, dall’avere uno stipendio decente agli affitti troppo cari”. Paolo Soldano (nella foto), 31 anni è originario di Milano, ma vive in Giappone e ha sposato una giapponese. Ci racconta perché ha deciso di vivere lontano dal suo paese d’origine: “E’ venuto quasi per caso. Dopo aver insegnato l’italiano in Corea del Sud e a Milano, non potevo far altro che puntare sulle scuole di italiano all’estero. Ho mandato il mio cv un po’ dappertutto, fino a quando mi hanno preso in Giappone”.

Che lavoro fai?
Sono in Giappone da giugno 2007. Da due anni e mezzo sono responsabile comunicazione e web per la Camera di commercio italiana in Giappone, a Tokyo e sono giornalista free lance. Collaboro per “A”, Il Mondo, www.donnesulweb.it, Equilibri.

Sei felice della tua condizione, ti senti realizzato?
Sono felice e la pubblicazione del mio primo libro, Giapponesi si nasce (Aletti editore) e dell’omonimo blog,Giapponesisinasce.com, in cui racconto il paese del Sol Levante, le sue contraddizioni e le sue peculiarità  mi sta dando molte soddisfazioni. Ma non mi sento realizzato, la strada è ancora lunga e tutta in salita.

Torneresti mai in Italia e a quali condizioni? Non per i prossimi due, tre anni, di questo ne sono certo. Ma niente è definitivo e dipenderà dalla situazione.

Cos’è che in Italia più manca e di cosa del tuo paese d’origine hai nostalgia?
Le cose che più mancano sono il rispetto e la voglia di ascoltare veramente gli altri. Disservizi, disoccupazione, problemi sociali credo siano solo una conseguenza di queste mancanze. Dell’Italia mi mancano gli amici e la famiglia.

Da “Giapponesi si nasce” di Paolo Soldano

“Guardiamo senza essere guardati” è una delle dieci cose che i giapponesi non ammetteranno mai. E’ quello che ho imparato a fare anch’io nel corso dei miei primi tre anni in Giappone, dove mi è stato predetto che avrei partorito senza dolori, sono passato per il fallimento della scuola nella quale insegnavo italiano a Osaka (che mi ha portato alla disoccupazione e all’iscrizione a un sindacato giapponese), e ho (ri)cominciato a fare (questa volta un po’ più seriamente) il giornalista a Tokyo.

Nel frattempo, ho scoperto che i ladri di mutandine non sono una leggenda, che c’è qualcuno che vorrebbe una legge sul matrimonio tra umani e personaggi di manga e anime, che per conquistare una giapponese bastano 14 minuti, e che in caso di un terremoto di 7,3 di magnitudo a Tokyo ci sarebbero 810.000 persone alla disperata ricerca di un bagno.

QUASI EUROPA/Arrivederci Italia

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